Il Sole 24 Ore
Con la ripresa dalla recessione globale tornerà la richiesta di
lavoratori migranti: negare i benefici che essi portano è quindi poco
lungimirante». È il messaggio del Rapporto 2009 sullo sviluppo umano,
focalizzato quest'anno sul tema delle migrazioni internazionali, che
viene presentato lunedì 5 ottobre a Bangkok da Helen Clark,
amministratore del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp).
Viviamo in un mondo ad alto tasso di mobilità, nel quale la
migrazione è non solo inevitabile, ma rappresenta anche un'importante
dimensione dello sviluppo. Quasi un miliardo di persone - un settimo
della popolazione mondiale - sono migranti. Il Rapporto «Overcoming
barriers: human mobility and development» dimostra che la migrazione
può essere una forza positiva, ma ci devono essere adeguate politiche
di sostegno nei confronti di quanti si spostano. «Le persone migrano
per garantire un'esistenza migliore a sè e alle loro famiglie. Ma lo
spostamento di rado esprime una scelta - afferma Jeni Klugman, autrice
principale del Rapporto - bensì riflette anche le ripercussioni di
conflitti, disastri naturali o gravi privazioni economiche. E in più ci
sono i rischi, come quello di finire nelle reti dei trafficanti».
La ricerca evidenzia che i migranti provenienti dalle nazioni più
povere, dopo essersi trasferiti in un paese con maggiori opportunità,
hanno in media un incremento del loro reddito di 15 volte, un raddoppio
dei tassi di scolarità e una diminuzione pari a 16 volte nella
mortalità infantile. Ancora più importante, essere in grado di decidere
dove vivere costituisce un elemento chiave per la libertà umana.
Tuttavia la migrazione non sempre porta con sè dei benefici. Il
Rapporto Undp sottolinea malintesi e pregiudizi: la maggior parte dei
migranti non attraversa i confini nazionali, ma si sposta all'interno
del proprio paese: 740 milioni sono migranti interni, all'incirca
quattro volte il numero di quelli internazionali. Fra questi ultimi,
meno del 30% si muove dai paesi poveri verso quelli industrializzati.
Solo il 3% degli africani non vive nel proprio paese d'origine. Il
tasso medio di emigrazione in un paese con un basso livello di sviluppo
è inferiore all'1%, contro più del 5% nei paesi con alti livelli di
sviluppo umano. La percentuale di migranti internazionali rispetto alla
popolazione mondiale è rimasta stabile negli ultimi 50 anni,
attestandosi intorno al 3 per cento.
Per quanto riguarda l'Italia, il Rapporto rileva che l'immigrazione
rappresenta il 5,2% della popolazione totale e che il numero di
immigrati previsto nel 2010 dovrebbe essere di quasi 4 milioni e mezzo.
Questi dati collocano il nostro paese al 13° posto nel mondo per numero
assoluto di immigrati, che sono aumentati di quasi dieci volte dal 1960
al 2010.
Contrariamente a quanto molti pensano, l'immigrazione di
solito incrementa l'occupazione nelle comunità ospiti, non esclude i
locali dal mercato del lavoro e migliora i tassi di investimento nelle
nuove attività economiche. Nel complesso l'impatto dei migranti sulle
finanze pubbliche - nazionali e locali - è relativamente modesto,
mentre sono ormai provati i guadagni in altre aree quali la diversità
sociale e la capacità d'innovazione.
Per le nazioni di origine dei migranti, il Rapporto avverte che la
migrazione non è un sostituto dello sviluppo: i guadagni dei migranti
vengono spesso condivisi con le loro famiglie; in molti casi questo
avviene sotto forma monetaria, ma le famiglie dei migranti possono
trarne benefici anche con le cosiddette "rimesse sociali", che
includono diminuzione nei tassi di fertilità, tassi di iscrizione alle
scuole più elevati ed emancipazione delle donne.
«Overcoming barriers» formula infine cinque proposte di riforme per
i governi: aprire i canali d'ingresso a un maggior numero di
lavoratori, specialmente a quelli con basse qualifiche; garantire i
diritti umani fondamentali dei migranti, a partire dall'accesso
all'istruzione e ai servizi sanitari e assicurare la protezione dei
lavoratori; ridurre i costi di transazione legati alla migrazione
(razionalizzare i "muri di carta" dei documenti richiesti servirà anche
a contrastare il flusso dei migranti irregolari, dal momento che le
persone troveranno più semplice e meno costoso utilizzare i canali
legali); trovare soluzioni collaborative a beneficio delle comunità di
destinazione e dei migranti; aggiungere la migrazione nelle strategie
di sviluppo delle nazioni di origine.
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5 ottobre 2009
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